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LAC Lugano Arte e Cultura Partner principalePartner principale

La collezione

27.02.16–12.02.17

MASI LACMostre

Nuove consonanze

Con l’apertura della nuova sede museale al LAC, il Museo d’arte della Svizzera italiana ha finalmente occasione di esporre la propria collezione permanente con continuità. Presentare allo stesso tempo le collezioni e le mostre significa evidenziare il nesso imprescindibile fra il patrimonio artistico del Museo e i diversi episodi espositivi temporanei. Rispetto all’ampiezza del patrimonio artistico custodito dall’Istituto, l’allestimento propone una precisa selezione di opere, che verrà rinnovata ogni anno, proponendo di volta in volta approcci di lettura diversificati per meglio evidenziare la ricchezza della collezione permanente del Museo in cui sono confluite le raccolte del Museo d’Arte di Lugano e del Museo Cantonale d’Arte, con le loro nuove acquisizioni, donazioni e depositi a lungo termine.
Nuove consonanze, il primo allestimento
I metodi di ordinamento delle raccolte artistiche hanno subito continui mutamenti nel tempo dimostrando come la lettura di un'opera sia sempre condizionata da fattori culturali e storici. Dalle pareti colorate allestite a “quadreria”, all'allineamento ordinato cronologicamente per scuole e movimenti, fino alla successione di sale monografiche, le metodologie adottate non hanno mai un valore definitivo e irreversibile, ma si trasformano incessantemente.
L’allestimento di quest’anno, dal titolo Nuove consonanze, già sperimentato in passato, propone l’accostamento di opere di artisti fra loro distanti cronologicamente e stilisticamente, ponendo in dialogo linguaggi soltanto apparentemente inconciliabili. I temi selezionati - l’archetipo, la natura, il ritratto e il linguaggio - scandiscono un percorso che intende offrire un'esperienza estetica in cui l'osservatore diviene parte attiva del processo di interpretazione delle opere. Rinunciando ad un allestimento di impostazione cronologica si è dunque scelto di privilegiare il gioco dei rimandi tra le opere e l'indagine sulle affinità tematiche tra gli autori.


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Artisti in mostra

Jean Arp (1886-1966)
Silvia Bächli (1956)
Luciano Bartolini (1948-1994)
Daniel Buren (1938)
Balthasar Burkhard (1944-2010)
Andreas Christen (1936-2006)
Gianni Colombo (1937-1993)
Pietro Consagra (1920-2005)
John Constable (1776-1837)
Tony Cragg (1949)
Dadamaino (1930-2004)
Lucio Fontana (1899-1968)
Franz Gertsch (1930)
Craigie Horsfield (1949)
Paul Klee (1879-1940)
Wolfgang Laib (1950)
Urs Lüthi (1947)
Fausto Melotti (1901-1986)
Mario Merz (1925-2003)
Mimmo Paladino (1948)
Camille Pissarro (1830-1903)
Markus Raetz (1941)
Ugo Rondinone (1964)
Oskar Schlemmer (1888-1943)
Thomas Struth (1954)
Thomas Schütte (1954)
Sophie Taeuber-Arp (1889-1943)
Niele Toroni (1937)
Not Vital (1948)


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I temi

Archetipo
Archetipo significa "immagine originaria", "modello originario”; un archetipo rappresenta un principio primo, universale, completo e perfetto. Le quattro opere esposte in questa sezione, realizzate attorno agli anni ’90 del secolo scorso da Mimmo Paladino, Mario Merz, Tony Cragg e Wolfgang Laib, condividono tale valenza simbolica. Ognuna di esse evoca un oggetto fisico che assume valore universale: il carro di Paladino, essenziale e antico mezzo di trasporto; l’igloo di Merz, simbolo primigenio dell’unità abitativa; le torri di Cragg, strutture architettoniche primarie che evocano templi arcaici e infine i fregi/ziggurat in cera d’api di Laib fanno rivivere forme primitive, tanto forti ed essenziali all’uomo da conservare tutt’oggi senso e vitalità nella sfera pratica e funzionale quanto in quella artistica.

Natura
Le opere riunite in questa sezione dedicata alla natura – datate dai primi dell’800 ad oggi –hanno per oggetto di indagine il rapporto che l’arte occidentale intrattiene con la realtà visibile. Vengono qui contrapposte diverse modalità di raffigurazione, rappresentazione ed evocazione della complessa molteplicità del mondo naturale. Dipinti di John Constable, Camille Pissarro e Paul Klee, sculture di Not Vital e Pietro Consagra, opere su carta di Ugo Rondinone, Silvia Bächli e Franz Gertsch, una fotografia di Balthasar Burkhard mostrano momenti di snodo e passaggi cruciali nella rinnovata concezione della natura da parte dell’artista. Dalla potente resa atmosferica del dipinto di straordinaria forza e modernità di Constable, grande innovatore della pittura di paesaggio, alla sensibilità impressionista di Pissarro, alla ricerca dell’armonia e della legge di natura di Klee, si disegna il radicale mutamento intervenuto nel rapporto tra arte e paesaggio. Nel percorso espositivo queste opere dialogano con altre di artisti contemporanei che muovono da un’indagine analitica e disincantata del fenomeno naturale, concentrando l’attenzione sul dettaglio o il frammento, oppure proponendo, come nella fotografia di Burkhard, nuove immagini del sublime o ancora un’ironica e giocosa rivisitazione del dato naturale con le palle di neve in bronzo di Not Vital.

Linguaggio
Un capitolo dell’allestimento della permanente è dedicato alla natura dell'arte nei suoi meccanismi fondanti. Qual è la funzione di un’opera d’arte? Quali sono gli elementi che la definiscono? Sono alcuni degli interrogativi affrontati dagli artisti inclusi in questa sezione. Ad essere indagata è dunque l'opera nella sua stessa natura e non più in relazione con l'oggetto rappresentato. In questo senso la linea, la superficie, il colore, la materia pittorica, lo statuto stesso dell'arte e la sua dimensione concettuale divengono campi d'indagine primari. Liberatasi dallo stato di soggezione alla realtà, l'arte si interroga dunque sulla propria identità. Vengono proposti argomenti di riflessione quali l'universo dell'astrazione, gli strumenti dell'arte, il linguaggio della pittura, il rapporto linea/superficie, l'architettura dello spazio, presentati attraverso le opere di artisti come Jean Arp, Sophie Taeuber-Arp, Fausto Melotti, Lucio Fontana, Dadamaino, Giorgio Colombo, Luciano Bartolini, Andreas Christen, Thomas Schütte, Daniel Buren, Niele Toroni, tutti operanti nel ‘900 e in particolare nella seconda metà del secolo tra astrazione, informale e concettuale.

Ritratto
Il ritratto, vasto tema iconografico che attraversa l’intera storia dell’arte, viene esemplificato in questa sezione attraverso diverse tipologie: Oskar Schlemmer, Urs Lüthi, Craigie Horsfield, Thomas Struth e Markus Raetz trattano con vari approcci il mistero della singolarità del volto. Oskar Schlemmer, noto esponente del Bauhaus, ritrae una figura femminile ponendo maggior attenzione alle forme strutturali del volto, piuttosto che all’intensità psicologica del soggetto. I ritratti di Craigie Horsfield esaltano l’individualità del volto, che si rivela in tutta la sua carica emotiva, mentre in Urs Lüthi la maschera, il ruolo prevalgono sull’analisi introspettiva. Per Thomas Struth un ritratto collettivo si pone come riflessione sulla possibilità dell’instaurarsi di autentiche relazioni tra persone e contesti museali. Markus Raetz si interroga sulla percezione del profilo umano; la lettura del volto dell’altro rappresenta infatti l’operazione più complessa che la mente umana sia chiamata ad eseguire fin dai primi giorni di vita. In Kopflose Mühle, Raetz riprende i profili di Piero della Francesca – che si stagliano sul rettangolo di luce della parete – stabilendo in tal modo un inequivocabile legame con la storia dell’arte e della rappresentazione del volto.

Depositi e Donazioni

In occasione di questo allestimento vengono presentate, tra le altre, opere provenienti da depositi e donazioni: tra esse due opere recentemente ricevute in deposito a lungo termine dalla collezione della banca BSI (Tony Cragg e Mario Merz) unitamente a quattro sculture (Pietro Consagra, Wolfgang Laib, Fausto Melotti, Markus Raetz, Not Vital) acquisite da ProMuseo Associazione Amici Sostenitori del Museo d’arte della Svizzera italiana Lugano. L’importante Donazione Panza di Biumo è rappresentata in mostra da un’opera di Thomas Schütte come pure sono presenti opere provenienti dal Fondo Cotti o in deposito da privati.