82 titoli, 19 produzioni e coproduzioni, 165 aperture di sipario: la stagione di arti performative 2026/27 presenta un cartellone che spazia dal teatro alla danza fino ai musical e ai nuovi formati. La danza dialoga con la musica, ed il teatro entra negli spazi espositivi del Museo. Strutturata nel focus principale In/Civiltà e in diversi percorsi tematici, la stagione rivolge uno sguardo importante alla scena svizzera e a quella internazionale.

L’editoriale di Carmelo Rifici, Direttore artistico Arti Performative

Viviamo dentro una civiltà che appare sempre più fragile. Le conquiste che per secoli abbiamo considerato acquisite — la pace, il diritto, la convivenza tra le differenze, la fiducia nelle istituzioni, il valore della conoscenza — sembrano oggi sottoposte a una pressione costante. Da una parte continuiamo a costruire il mondo; dall’altra assistiamo al rischio che esso possa scivolare verso forme nuove e inquietanti di brutalità sociale.  

È in questa tensione che nasce il titolo della nuova stagione del LAC: In/Civiltà

Un titolo che contiene due significati. Essere nella civiltà, abitare lo spazio comune costruito dagli uomini attraverso le leggi, la cultura, il pensiero e l’arte. Ma anche interrogarsi sul suo contrario: sull’inciviltà che può riaffiorare quando la paura, la violenza, l’indifferenza o il desiderio di sopraffazione prendono il posto del dialogo e della responsabilità. Il mondo in cui viviamo purtroppo oggi. Eppure non possiamo arrenderci, dobbiamo prendere posizione. 

Ogni stagione teatrale è, in fondo, una presa di posizione. Chi la immagina e la costruisce compie una scelta: decide quali domande porre, quali voci ascoltare, quali contraddizioni attraversare insieme agli artisti e agli spettatori. In un tempo che tende a semplificare ogni discorso, il compito di un teatro pubblico non può limitarsi all’intrattenimento. Deve avere il coraggio di custodire la complessità, di alimentare il dubbio, di creare occasioni di confronto e di pensiero. 

Per questo abbiamo scelto di inaugurare la stagione con una nuova produzione dell’Orestea di Eschilo, il più grande poeta tragico greco. Non soltanto perché è uno dei capolavori fondativi del teatro occidentale, ma perché in essa si racconta uno dei passaggi decisivi della storia umana: il momento in cui la spirale infinita della violenza come riparazione viene interrotta e affidata al giudizio di una comunità. 

Nell’ultima parte della trilogia nasce il primo tribunale degli uomini. Al posto della forza si afferma la legge; al posto della vendetta privata emerge la responsabilità collettiva. È un atto di immaginazione politica e morale che, dopo venticinque secoli, continua a parlarci con sorprendente urgenza. 

Il teatro è nato anche per questo. Per offrire alla città un luogo in cui guardarsi allo specchio, discutere i propri conflitti, interrogare le proprie certezze e riflettere sui valori che rendono possibile la vita comune. Gli antichi lo sapevano bene: la scena era uno spazio pubblico in cui la comunità si riuniva per pensare sé stessa. 

Oggi sento profondamente la necessità di tornare a quella funzione originaria. Non per cercare risposte semplici, ma per condividere domande essenziali. Che cosa significa vivere insieme? Quale idea di giustizia vogliamo difendere? Quale rapporto vogliamo instaurare con il potere, con la memoria, con l’altro da noi? Quale posto hanno la sapienza e la compassione in un tempo che sembra premiare la velocità del giudizio e l’esasperazione del conflitto? 

Gli spettacoli di questa stagione attraversano queste domande da prospettive diverse, ma convergono tutti verso un medesimo orizzonte: la ricerca di ciò che rende umana una società. Perché la civiltà non è una condizione garantita una volta per tutte. È una costruzione fragile, che ogni generazione è chiamata a rinnovare. 

Ma questa responsabilità non appartiene soltanto agli artisti o a chi programma un teatro. Appartiene anche al pubblico. Ogni volta che una persona sceglie di entrare in sala compie un gesto che va oltre il semplice consumo culturale. Sceglie di dedicare tempo e attenzione a qualcosa che non offre risposte immediate. Sceglie di ascoltare storie diverse dalla propria. Sceglie di confrontarsi con la complessità del reale anziché rifugiarsi nella semplificazione. Sceglie di sapere, invece che restare nell’indifferenza. 

Andare a teatro significa ancora oggi aderire a un patto umano. Significa riconoscere che esistono domande che non possiamo affrontare da soli e che la comunità si costruisce anche attraverso l’esercizio condiviso del pensiero, dell’immaginazione e dell’ascolto. 

In un tempo sospeso tra civiltà e inciviltà, desideriamo che il LAC sia uno spazio in cui questo patto possa rinnovarsi. Un luogo in cui artisti e spettatori si incontrino non soltanto per assistere a uno spettacolo, ma per interrogare insieme il presente. Perché il teatro non cambia il mondo da solo. Ma può aiutarci a comprendere quale mondo stiamo costruendo e quale, invece, rischiamo di perdere. 

Forse è proprio questa la sua responsabilità più antica e più necessaria. E forse è anche la nostra. 

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Prenotazione spettacoli inclusi in LAC+ in Sala Teatro
Prelazione dal 09 giugno al 30 giugno. 
Vendita aperta a tutti dal 1° luglio.

Spettacoli inclusi in LAC+ negli altri altri spazi
Prelazione dal 25 agosto per gli spettacoli in programma da ottobre a dicembre. 
Prelazione dal 1° dicembre per i titoli in programma da gennaio a maggio.
Vendita aperta a tutti una settimana dopo le date sopracitate.

Spettacoli non inclusi in LAC+
Prelazione dal 09 giugno ore 12:00.
Vendita aperta a tutti dal 10 giugno.

La membership può essere sottoscritta in ogni momento dell’anno, sia recandosi in biglietteria sia online.

Focus: In/Civiltà

Storia di una democrazia occidentale

Focus: In/Civiltà

La storia della democrazia in Occidente non è una linea retta. È un percorso fatto di conquiste, arretramenti, conflitti e nuove affermazioni dei diritti. Ogni libertà che oggi consideriamo acquisita è stata il risultato di lotte politiche, sociali e culturali, spesso messe in discussione da guerre, autoritarismi, discriminazioni e concentrazioni del potere. Dalla polis ateniese alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il cammino della democrazia occidentale mostra quanto siano preziosi ma anche fragili i principi di partecipazione, uguaglianza e libertà. Non è un traguardo raggiunto una volta per tutte: è una costruzione collettiva che richiede responsabilità e impegno costante. Questa stagione invita a riflettere non solo sulle conquiste del passato, ma anche sulla necessità di custodire e rinnovare i valori democratici nel presente.

Percorsi tematici

Romeo Castellucci: una personale

Tra i grandi protagonisti della scena contemporanea e artista caro al LAC, Romeo Castellucci è il protagonista di una personale in cui vedremo la sua ultima creazione, Faust. Fatto, non detto, e la performance site-specific Credere alle Maschere. Un’occasione per conoscere e vivere il genio di un maestro riconosciuto nel panorama artistico internazionale.

Compagnia Finzi Pasca

La compagnia residente al LAC torna protagonista della nuova stagione con due appuntamenti. Daniele Finzi Pasca firma, inoltre, la regia di un nuovo allestimento con Stefano Accorsi.

Rassegne

Paesaggi possibili, terzo capitolo – Rassegna di drammaturgia

Giunta alla terza edizione, Paesaggi possibili, rassegna dedicata alla drammaturgia contemporanea, continua la sua indagine sui linguaggi del contemporaneo con spettacoli di formati diversi proposti al Teatro Foce e al Teatrostudio.

Visioni parallele – Seconda edizione – Rassegna cinematografica

Torna Visioni parallele, rassegna cinematografica pensata per accompagnare e approfondire alcuni spettacoli della Stagione 2026/27 di Arti performative, ponendo al centro il dialogo tra teatro e cinema.
Il Cinema Iride di Lugano ospita un nuovo percorso composto da sei film firmati da grandi maestri della settima arte: opere che troveranno una trasposizione teatrale o le cui tematiche saranno rielaborate da drammaturghi e registi attraverso la propria sensibilità scenica.
Visioni parallele si conferma così uno spazio di incontro tra linguaggi differenti: un invito a guardare il teatro attraverso il cinema e il cinema attraverso il teatro.

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