Un museo che dura sei giorni, poi svanisce, effimero. Sessanta oggetti donati dagli abitanti di Castel San Pietro abitano per un breve tempo la Masseria Cuntitt, raccontando la memoria personale e invisibile di una comunità. La Masseria, spazio intriso di ricordi e di tempo, accoglie così un museo passeggero, fugace e prezioso, destinato a scomparire: il Museo delle Memorie minime.
Sessanta abitanti del comune del Mendrisiotto hanno affidato al progetto Museo delle Memorie minime, ideato e curato da Graziano Graziani, critico teatrale, scrittore e conduttore radiofonico, un oggetto e la storia che custodisce: una conchiglia, una fotografia, un utensile, un cimelio di famiglia. Per sei giorni questi oggetti, solitamente invisibili a tutti tranne che ai loro proprietari, diventano patrimonio condiviso, esposti come tesori, come opere d’arte. Poi la mostra si conclude e i ricordi tornano a casa: di nuovo intimi, ma ormai anche collettivi.
“Gli oggetti ci parlano. Anche quelli apparentemente insignificanti. Sono intrisi di memoria, legati al vissuto. – ha dichiarato Graziano Graziani – Li conserviamo perché diventano una sorta di ‘amuleto’ che ci permette di fare i conti con lo scorrere del tempo. Li utilizziamo per tenere traccia dei ricordi, per preservare dei frammenti di un mondo che scompare; oppure come testimonianza di un cambiamento positivo, che ha spostato sul giusto binario la nostra esistenza. Qualunque sia la motivazione, queste ‘fratture della memoria’ diventano l’oggetto di un racconto collettivo che, attraverso le storie minori disegnano una dimensione più grande.”
Il progetto prende avvio da un laboratorio di scrittura e raccolta che ha coinvolto quattro giovani drammaturghi attivi in Ticino, Branislava Trifković, Elisabeth Sassi, Nikita Ricci e Sara Grgic, sotto la supervisione di Graziano Graziani, ed è promosso da LAC Lugano Arte e Cultura e dalla Fondazione c.LAB del Comune di Castel San Pietro, che rinnovano una sinergia avviata nel 2024 con Lugano Dance Project; l’iniziativa rientra nella programmazione LAC edu.
Il Museo delle Memorie minime è un dispositivo per raccontare la storia di una comunità attraverso gli oggetti e le memorie personali. Chi ha deciso di partecipare ha consegnato una storia e un oggetto ad essa collegata, elementi che vengono riscritti ed allestiti da un gruppo di autrici e di autori, trasformandosi in un ipotetico “romanzo di comunità”.
Nel corso dei mesi, quattro autori attivi sul territorio ticinese: Branislava Trifković, Elisabeth Sassi, Nikita Ricci, Sara Grgic hanno raccolto le storie, hanno dialogato con i membri della cittadinanza che hanno aderito al progetto e hanno dato vita, così, a quello che definiamo un “piccolo museo dell’invisibile”, durato circa una settimana all'interno della Masseria Cuntitt, a Castel San Pietro. Perché invisibili sono, normalmente, le storie private delle persone, le memorie familiari e d’infanzia, le fratture biografiche che spesso conserviamo soltanto per noi. E che, tuttavia, contengono al loro interno un valore profondo che trascende la dimensione privata e che è intimamente connesso con la storia del territorio e della comunità. Di cosa è fatta la città se non di persone, si domandava William Shakespeare.
Gli oggetti ci parlano. Anche quelli apparentemente insignificanti. Sono intrisi di memoria, legati al vissuto. Li conserviamo perché diventano una sorta di “amuleto” che ci permette di fare i conti con lo scorrere del tempo. Li utilizziamo per tenere traccia dei ricordi, per preservare dei frammenti di un mondo che scompare; oppure come testimonianza di un cambiamento positivo, che ha spostato sul giusto binario la nostra esistenza. Qualunque sia la motivazione, queste “fratture della memoria” diventano l’oggetto di un racconto collettivo che, attraverso le storie minori – come fa la storiografia contemporanea – disegna una dimensione più grande.
Da ultimo va detto che Il Museo delle Memorie minime nasce come sovvertimento gentile dell’idea di museo, il luogo della conservazione di ciò che è importante, riconosciuto e storicamente determinato. La memoria istituzionale ha un andamento preciso, dall’alto verso il basso, dall’esperto al fruitore. L’idea di un museo “effimero” che, per di più, accoglie gli oggetti che hanno segnato le memorie private di una comunità, prova a invertire questo processo, con lo scopo di innescare un racconto “imprevedibile”, in grado di connettere questioni intime a questioni sociali, vicende private e vicende storiche, trasformando ciò che è apparentemente secondario nel cuore pulsante di un nuovo tipo di memoria.
Tra il 13 febbraio e il 31 marzo 2026
Raccolta degli oggetti e delle loro storie
Tra i mesi di febbraio e marzo, la comunità è stata invitata a partecipare – attraverso un bando – portando un oggetto a loro caro all’Ufficio Tecnico del Comune di Castel San Pietro, dove ad accoglierli e ad ascoltare il racconto della storia ad esso legata erano presenti, a turno, i drammaturghi Branislava Trifković, Elisabeth Sassi, Nikita Ricci, Sara Grgic che hanno intervistato tutti coloro che hanno deciso di partecipare all’iniziativa.
Tra il 15 gennaio e il 14 aprile 2026
Laboratorio formativo di scrittura al LAC
Le 60 storie legate alle memorie degli abitanti di Castel San Pietro sono state oggetto di un laboratorio di scrittura sviluppato in quattro momenti: un incontro online e tre in presenza al LAC. Supervisionati da Graziano Graziani, Branislava Trifković, Elisabeth Sassi, Nikita Ricci, Sara Grgic, hanno trascritto ogni singola storia trasformando le interviste in una didascalia drammaturgica che accompagna gli oggetti esposti.
Dal 30 maggio al 5 giugno 2026
Esposizione
Apertura al pubblico della mostra Museo delle Memorie minime. 60 oggetti per raccontare una comunità. Oggetti e storie saranno esposti alla Masseria Cuntitt di Castel San Pietro, dando luce alla memoria collettiva della comunità del paese e alle storie individuali di tutti coloro che hanno deciso di condividere i propri oggetti e ricordi.
Al termine della mostra sarà pubblicato un catalogo.